mercoledì 21 novembre 2007

lorenzo il magnifico

foto: sslazio.it

inserito dal mensile world soccer nell'elenco dei 50 giovani piu' promettenti del mondo, accanto ai piu' celebrati leo messi, theo walcott e al neomilanista pato (ma anche all'unico altro italiano in lista, russotto, altro talento espresso dal vivaio biancoceleste e suo attuale compagno di squadra nell'under 21 di casiraghi). laziale dentro, romano di monteverde, a neanche venti anni e' gia' diplomato al liceo linguistico (parla 4 lingue, ci tiene a sottolinearlo) ed e' iscritto a giurisprudenza. una mosca biancoceleste, forse e' per questo che in molti gia' vedono in lui il futuro capitano della lazio, cosi' differente dallo stereotipo del calciatore cosi' ben impersonato da capitani di altre squadra. della sua lettera dalle far oer, che riporto dopo, sottoscrivo anche gli spazi tra una parola e un'altra.


Per non dimenticare Gabriele Sandri
di Lorenzo de Silvestri
Adesso che i riflettori vanno via via spegnendosi, adesso che l’assenza di Gabriele comin­cia a diventare un macigno inso­stenibile per la sua famiglia e mentre la giustizia fa, farà il suo corso secondo i suoi tempi. Adesso che siamo tutti qui anco­ra a chiederci perché, con que­sto magone che non va più via. Adesso non dimentichiamolo. Facciamo qualcosa affinché Ga­briele, il suo sorriso solare, la sua gioia di vivere, tutto quello che ha rappresentato per noi che gli volevamo bene e anche per chi non lo conosceva, restino un po’ con noi, con tutti noi. A farci compagnia e a dare carezze ai suoi familiari, scioccati e qua­si stupiti da questo vuoto ingombrante, angoscioso che si va materia­lizzando di giorno in giorno dopo l’adrenali­na delle prime ore. Ora che l’ine­sorabile legge dei media declas­sa questa assurda tragedia dalla prima all’ultima pagina, dai tito­li d’;apertura a un veloce flash d'agenzia.
Io ho deciso di fare qualcosa e spero che tutti quelli che hanno a cuore Gabriele inventino a loro volta e secondo la loro fan­tasia piccole e grandi cose che possano alleviare il dolore di questa famiglia. Basterà poco penso io. E sarà tanto, tantissi­mo. Passare in negozio per fare due chiacchiere col papà, anda­re insieme al cimitero e portare dei fiori, scrivere il suo nome su una maglietta, anche solo parlar­ne. Tra un mese, tra un anno e anche oltre. Vivere con questo amico accanto nella quotidiani­tà, nella semplicità che ha sem­pre contraddistinto anche il suo carattere.
Io intanto ho fatto una piccola cosa, ho fatto scrivere sulla lin­guetta dei miei scarpini il nome di Gabriele. Da oggi in poi quan­do darò un calcio al pallone sarà come averlo dato in due. E quei pochi gol (perché io ne segno po­chi) che realizzerò li avremo se­gnati insieme. Penso che per Ga­briele ci saranno iniziative sicu­ramente più grandi, per onorar­ne la memoria e per non dimen­ticarlo, ma io parto dalle picco­le cose, quelle che ogni giorno me lo fanno sentire ancora così vicino. E domenica vorrei por­tare dei fiori sotto la Nord e con­dividere con i tifosi questa tem- pesta di emozioni che ha infu­riato sulle nostre teste negli ul­timi giorni.
Gabriele era un ultrà molto atipico, tranquillo, educato, ri­spettoso. L’avevo conosciuto più di un anno e mezzo fa e da allo­ra siamo stati sempre grandi amici. Mai una parola in più, una forzatura, il tifoso ingombrante, pressante. Mai. Un’amicizia ve­ra, che viaggiava sulle note del­la musica di cui eravamo appas­sionati e di questa bandiera biancazzurra che ora ci sventola nel cuore. Uno che per la Lazio non andava a dormire. Che per venirci a vedere rinunciava a tutto. Un ultrà che va oltre con la testa e con il cuore nell’innamo­ramento per la sua squadra. Mai violento.
Quelli che hanno messo a ferro e fuoco i quartieri di Ro­ma intorno al­l’Olimpico non sono ultrà. Quelli sono delinquenti. Il termi­ne «terrorismo» per loro è più che appropriato. Non si assal­tano caserme e commissaria­ti. E con la scomparsa di Ga­briele questa gente non c’en­trava niente. Così come non c’entravano niente quelli del­la curva di Bergamo. No, per come l’intendo io un ultrà è tutta un’altra cosa. E’ un tifo­so che sa amare più degli altri. Nel rispetto degli altri.
Spero che la giustizia faccia il suo corso. Siamo ancora qui a chiederci cosa sia successo ve­ramente quella maledetta matti­na di novembre. Forse perchè c’è di mezzo un poliziotto la ve­rità viene a galla con più diffi­coltà, con più lentezza. Ma la leg­ge è uguale per tutti e la fami­glia di Gabriele chiede giustizia, non vendetta.
Sono rimasto scosso dalla pa­role che mi ha detto la sua mam­ma l’altro giorno nella camera ardente, davanti al suo viso sere­no, quasi stesse dormendo. Mi ha ricordato quanto fossi impor­tante per suo figlio, di quanto ve­stisse con orgoglio nelle partite di calcetto la maglia che gli ave­vo regalato, di come la nostra amicizia fosse un bene prezioso per la sua vita.
No, non dimentichiamocelo Gabriele. Mettiamoci il suo sor­riso e la sua spensierata voglia di vivere nelle nostre corse die­tro a un pallone e ai nostri so­gni, alla ricerca di uno spicchio di felicità.

Nessun commento: