immagine: nomore.com.plnon c'e' altra spiegazione, siamo maledetti. questa aura di societa' maledetta ce la portiamo addosso da sempre. la nostra storia parla di calciatori uccisi per uno scherzo finito in tragedia, di allenatori stroncati da mali incurabili, di una presenza costante, seppure in qualche caso molto forzata, in ogni scandalo recente legate al mondo del calcio, addirittura dei soldi della camorra, di riciclaggio, di estorsione. e di tifosi che perdono la vita in maniera tragica.
pensavamo di avere gia' pagato il nostro contributo al destino beffardo. un tifoso morto per una tragica fatalita', che poteva essere evitata utilizzando un minimo di buonsenso. uno sparo da lontano, il primo in alto, il secondo a segno, e una vita che si spegne tra le braccia di chi gli e' caro. ma non bastava, ed eccone un altro. morto per un'altra tragica fatalita', per assenza di buonsenso, con uno sparo da lontano dopo aver sparato in alto, colpendo e spezzando una vita tra le braccia di una persona cara. cambiano le modalita', cambiano i protagonisti, ma la storia e' tragicamente simile, troppo simile.
pazzesco. la storia si fa beffe di questa societa', di quella che il presidente lotito chiama famiglia. con le nostre faide interne violentissime, con i nostri casini, le nostre incertezze e soprattutto i nostri colori. quello che e' successo ieri mattina, nell'area di servizio di badia al pino, e' ancora avvolto dal mistero. una ricostruzione difficile e difficilmente credibile, che tenta di rimanere in equilibrio tra la protezione della categoria e il mantenimento dell'ordine pubblico. una ricostruzione porcellum, quella iniziale, in stile piazza alimonda, che ha avuto il merito, se cosi' si puo' chiamare, di esacerbare animi che non avevano bisogno di ulteriore eccitamento. avvoltoi con il viso coperto subito in azione, mentre il carrozzone andava avanti e avvoltoi, stavolta a volto scoperto, iniziavano il tiro per la giacchetta della memoria di un ragazzo, come chi ha espresso solidarieta' alla famiglia di un ragazzo definendolo "militante di forza italia".
non ho risposte ne' ipotesi da fare su quanto accaduto. ho molto dolore perche' in un'area di servizio ci si siamo fermati tutti, mentre si andava in trasferta a bologna o a firenze per la partita con il pranzo fuori porta. cosi' come in curva nord ci siamo stati tutti. gabriele come vincenzo, quasi trent'anni dopo. uniti dalla passione per una squadra e dalla propria fine assurda. mai piu', si disse allora. mai piu'. ma il calcio continua a non fermarsi, continuano i dibattiti sulla incongruenze della ricostruzione del tragico evento, sulla figura di gabriele e sul comportamento reazionario degli ultras. c'e' molto rumore di fondo, tanta voglia di giustizia, e forse poca che tutto cio' non accada piu'. parole su parole, alzando il volume quando forse sarebbe il caso di abbassarlo un pochino.
non ho risposte, dunque, ma solo dolore. il dolore mio e' il dolore di lorenzo de silvestri, un ragazzo di diciannove anni e mezzo, amico di gabriele, che nel circo di dichiarazioni e tavole rotonde ha detto delle parole sensate e mature: "non so come siano andate le cose, ma vorrei dire basta, ormai abbiamo martiri e non si puo' andare avati cosi'. lo sport non c'entra nulla con tutto questo, ci si ammazza per sport?". silenzio, quindi. stringendosi nel dolore per la scomparsa di un ragazzo, di un essere umano a poco piu' di un quarto del cammin della sua vita, chiedendo solo che non accada mai piu'. sarebbe bello che lollo fosse il capitano nella prossima partita che si giochera' quando il carrozzone inevitabilmente ricomincera'. e sarebbe bello anche far giocare la squadra con scritto sul petto MAI PIU' in memoria di gabriele sandri, al posto dello sponsor, che tanto non c'e'.
ci pensi presidente.
MAI PIU', in memoria di gabriele sandri.
un ragazzo come vincenzo, un ragazzo come noi.
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