il centrosinistra, o quello che ne resta, e' notoriamente spaccato su tutto. viene ripetuto costantemente da anni dai media a reti unificate (tutte e sei quelle nazionali, e d'altra parte come sarebbe potuto accadere il contrario?). altra nota verita' distribuita dai media e' che il problema di questo governo arriva sempre e costantemente dalla sinistra definita radicale, cioe' da quelli che ancora un piede a sinistra lo vogliono mantenere nonostante non sia di moda e forse porti pure un po sfica. e' quella che in realta' andrebbe chiamata sinistra pacifista, se non esistesse anche il marketing al contrario. a destra tutto a posto, invece. al centro del centrosinistra, tutti allineati e coperti. specie di pietro, mastella e soprattutto dini, che in tre hanno piu' parlamentari che elettori.
notizia di oggi: e' iniziata l'udienza preliminare per il caso vallettopoli. fabrizio corona si e' dichiarato "un po meno perseguitato di prima", dimostrando in questo di essere messo un pochino meglio dello zio (di tutti noi) silvio ahilui circondato da iene e sciacalli, poro cristo. di fabrizio corona mi piace la tesi difensiva: offrivo le foto a prezzo di favore e solo agli amici, avrei potuto guadagnarci di piu' vendendole. che se ci pensate bene e' straordinaria e potrebbe anche essere usata dal caccola, noto ladro d'auto: signor giudice, in fondo le macchine che rubavo le vendevo a prezzi molto bassi.
notizia invece di ieri: i savoia, dopo aver pubblicamente spergiurato di rinunciare a eventuali richieste di denaro se fossero rientrati in italia, vogliono essere risarciti dei danni morali subiti dall'esilio. vogliono 260 milioni di euro (piu' la restituzione di tutti i beni confiscati) che, assicurano, sarebbero destinati alla "fondazione emanuele filiberto di savoia" che li destinerebbe in opere di beneficienza come case popolari, borse di studio, e un paio di puttane a sera per il vittorio che ne ha tanto bisogno.
foto: sslazio.it inserito dal mensile world soccer nell'elenco dei 50 giovani piu' promettenti del mondo, accanto ai piu' celebrati leo messi, theo walcott e al neomilanista pato (ma anche all'unico altro italiano in lista, russotto, altro talento espresso dal vivaio biancoceleste e suo attuale compagno di squadra nell'under 21 di casiraghi). laziale dentro, romano di monteverde, a neanche venti anni e' gia' diplomato al liceo linguistico (parla 4 lingue, ci tiene a sottolinearlo) ed e' iscritto a giurisprudenza. una mosca biancoceleste, forse e' per questo che in molti gia' vedono in lui il futuro capitano della lazio, cosi' differente dallo stereotipo del calciatore cosi' ben impersonato da capitani di altre squadra. della sua lettera dalle far oer, che riporto dopo, sottoscrivo anche gli spazi tra una parola e un'altra.
Per non dimenticare Gabriele Sandri di Lorenzo de Silvestri Adesso che i riflettori vanno via via spegnendosi, adesso che l’assenza di Gabriele comincia a diventare un macigno insostenibile per la sua famiglia e mentre la giustizia fa, farà il suo corso secondo i suoi tempi. Adesso che siamo tutti qui ancora a chiederci perché, con questo magone che non va più via. Adesso non dimentichiamolo. Facciamo qualcosa affinché Gabriele, il suo sorriso solare, la sua gioia di vivere, tutto quello che ha rappresentato per noi che gli volevamo bene e anche per chi non lo conosceva, restino un po’ con noi, con tutti noi. A farci compagnia e a dare carezze ai suoi familiari, scioccati e quasi stupiti da questo vuoto ingombrante, angoscioso che si va materializzando di giorno in giorno dopo l’adrenalina delle prime ore. Ora che l’inesorabile legge dei media declassa questa assurda tragedia dalla prima all’ultima pagina, dai titoli d’;apertura a un veloce flash d'agenzia. Io ho deciso di fare qualcosa e spero che tutti quelli che hanno a cuore Gabriele inventino a loro volta e secondo la loro fantasia piccole e grandi cose che possano alleviare il dolore di questa famiglia. Basterà poco penso io. E sarà tanto, tantissimo. Passare in negozio per fare due chiacchiere col papà, andare insieme al cimitero e portare dei fiori, scrivere il suo nome su una maglietta, anche solo parlarne. Tra un mese, tra un anno e anche oltre. Vivere con questo amico accanto nella quotidianità, nella semplicità che ha sempre contraddistinto anche il suo carattere. Io intanto ho fatto una piccola cosa, ho fatto scrivere sulla linguetta dei miei scarpini il nome di Gabriele. Da oggi in poi quando darò un calcio al pallone sarà come averlo dato in due. E quei pochi gol (perché io ne segno pochi) che realizzerò li avremo segnati insieme. Penso che per Gabriele ci saranno iniziative sicuramente più grandi, per onorarne la memoria e per non dimenticarlo, ma io parto dalle piccole cose, quelle che ogni giorno me lo fanno sentire ancora così vicino. E domenica vorrei portare dei fiori sotto la Nord e condividere con i tifosi questa tem- pesta di emozioni che ha infuriato sulle nostre teste negli ultimi giorni. Gabriele era un ultrà molto atipico, tranquillo, educato, rispettoso. L’avevo conosciuto più di un anno e mezzo fa e da allora siamo stati sempre grandi amici. Mai una parola in più, una forzatura, il tifoso ingombrante, pressante. Mai. Un’amicizia vera, che viaggiava sulle note della musica di cui eravamo appassionati e di questa bandiera biancazzurra che ora ci sventola nel cuore. Uno che per la Lazio non andava a dormire. Che per venirci a vedere rinunciava a tutto. Un ultrà che va oltre con la testa e con il cuore nell’innamoramento per la sua squadra. Mai violento. Quelli che hanno messo a ferro e fuoco i quartieri di Roma intorno all’Olimpico non sono ultrà. Quelli sono delinquenti. Il termine «terrorismo» per loro è più che appropriato. Non si assaltano caserme e commissariati. E con la scomparsa di Gabriele questa gente non c’entrava niente. Così come non c’entravano niente quelli della curva di Bergamo. No, per come l’intendo io un ultrà è tutta un’altra cosa. E’ un tifoso che sa amare più degli altri. Nel rispetto degli altri. Spero che la giustizia faccia il suo corso. Siamo ancora qui a chiederci cosa sia successo veramente quella maledetta mattina di novembre. Forse perchè c’è di mezzo un poliziotto la verità viene a galla con più difficoltà, con più lentezza. Ma la legge è uguale per tutti e la famiglia di Gabriele chiede giustizia, non vendetta. Sono rimasto scosso dalla parole che mi ha detto la sua mamma l’altro giorno nella camera ardente, davanti al suo viso sereno, quasi stesse dormendo. Mi ha ricordato quanto fossi importante per suo figlio, di quanto vestisse con orgoglio nelle partite di calcetto la maglia che gli avevo regalato, di come la nostra amicizia fosse un bene prezioso per la sua vita. No, non dimentichiamocelo Gabriele. Mettiamoci il suo sorriso e la sua spensierata voglia di vivere nelle nostre corse dietro a un pallone e ai nostri sogni, alla ricerca di uno spicchio di felicità.
repubblica.it ha pubblicato la ricostruzione definitiva del viminale sui tragici fatti di domenica mattina all'autogrill di badia al pino. alcune considerazioni, che evidentemente al viminale non hanno fatto:
tra laziali e juventini non c'e' grossa rivalita' ne' di campanile, ne' sportiva, ne' politica
portarsi i sassi da casa e' un'idea straordinaria, sono oggetti impossibili da trovare per strada
il povero gabriele non solo s'e' portato i sassi da casa, ma neanche li ha tirati, li ha tenuti in tasca. si era zavorrato, forse il meteo dava vento forte.
dopo l'aggressione subita, la mercedes si rimette tranquillamente in marcia nonostante la polizia avesse fatto sentire la propria presenza (sirena azionata e spari in aria) e nonostante avesse il lunotto anteriore sfondato. al conducente sono sempre piaciute le spider.
nella zona del crimine e' stato trovato di tutto: coltelli, sassi (e ti credo...), biglie. manca una sola cosa: il bossolo. quello proprio non si riesce a trovare.
da diversi giorni tutti i telegiornali delle reti mediaset fanno il marchettone a questa simpatica, magari condivisibile, iniziativa di forza italia: la raccolta delle firme per mandare a casa prodi e andare a nuove elezioni. in testa a questa speciale classifica, secondo quando riportato sul sito del centro d'ascolto dell'informazione radiotelevisiva, il nuovo tg5 di clemente mimun, che non ha perso un colpo, pardon, un tiggi', dando importanza sempre piu' importante allo straordinario evento, che giorno dopo giorno scala la classifica: ieri mimun l'ha data come TERZA notizia, dopo le tensioni al senato per la finanziaria e l'aumento dell'inflazione, prima del funerale di gabriele sandri e delle indagini per l'omicidio di meredith kercher. spiegazione prona su come fare, dove andare, cosa fare. un invito ad andare, insomma. mi sembra giusto: magari qualcuno ancora non lo sapeva.
un anno e mezzo fa d'alema, dimostrando per una volta -l'ultima- la presenza di vita intelligente dentro alla sua barca, chiamo' i tg mediaset con il loro vero nome: "organi di partito". si incazzarono tutti. l'allora direttore del tg5, carlo rossella, disse "non e' vero, e' una discriminazione nei nostri confronti"; l'allora direttore di studio aperto, disse "non e' vero, siamo il tg che dopo il tg3 da al centrosinistra piu' spazio"; fede non disse niente, aveva la lingua occupata. diciotto mesi dopo, milioni di persone assistono a cio' in silenzio, a reti unificate e in prime time.
un genitore non deve seppellire un figlio, si dice. frase fatta o saggezza popolare che sia, e' un evento che fortunatamente non sono in grado di confermare personalmente e spero di non essere mai nelle condizioni di poterlo fare. ma il dolore, quel dolore, per quanto non si possa si possa comprendere fino in fondo, si puo' leggere.
a maggior ragione, un genitore non puo' e non deve vedere l'accadimento che ha cosi' dolorosamente straziato la propria esistenza cosi' vergognosamente strumentalizzato dalla politica, dai media, dai puri di professione come quello che ieri ha attaccato un biglietto sulla porta del negozio dei sandri. che per voce del fratello di gabriele, cristiano, hanno chiesto, con il filo di voce che e' rimasto loro e con enorme dignita', quello che sarebbe stato normale dare in un momento come questo: rispetto per il dolore e di evitare strumentalizzazioni. se non ci si arriva da soli, che almeno si rispetti la volonta' di chi e' straziato.
un mondo che avesse un quarto della dignita' di questa mamma, sarebbe un mondo migliore.
immagine: nomore.com.pl non c'e' altra spiegazione, siamo maledetti. questa aura di societa' maledetta ce la portiamo addosso da sempre. la nostra storia parla di calciatori uccisi per uno scherzo finito in tragedia, di allenatori stroncati da mali incurabili, di una presenza costante, seppure in qualche caso molto forzata, in ogni scandalo recente legate al mondo del calcio, addirittura dei soldi della camorra, di riciclaggio, di estorsione. e di tifosi che perdono la vita in maniera tragica.
pensavamo di avere gia' pagato il nostro contributo al destino beffardo. un tifoso morto per una tragica fatalita', che poteva essere evitata utilizzando un minimo di buonsenso. uno sparo da lontano, il primo in alto, il secondo a segno, e una vita che si spegne tra le braccia di chi gli e' caro. ma non bastava, ed eccone un altro. morto per un'altra tragica fatalita', per assenza di buonsenso, con uno sparo da lontano dopo aver sparato in alto, colpendo e spezzando una vita tra le braccia di una persona cara. cambiano le modalita', cambiano i protagonisti, ma la storia e' tragicamente simile, troppo simile.
pazzesco. la storia si fa beffe di questa societa', di quella che il presidente lotito chiama famiglia. con le nostre faide interne violentissime, con i nostri casini, le nostre incertezze e soprattutto i nostri colori. quello che e' successo ieri mattina, nell'area di servizio di badia al pino, e' ancora avvolto dal mistero. una ricostruzione difficile e difficilmente credibile, che tenta di rimanere in equilibrio tra la protezione della categoria e il mantenimento dell'ordine pubblico. una ricostruzione porcellum, quella iniziale, in stile piazza alimonda, che ha avuto il merito, se cosi' si puo' chiamare, di esacerbare animi che non avevano bisogno di ulteriore eccitamento. avvoltoi con il viso coperto subito in azione, mentre il carrozzone andava avanti e avvoltoi, stavolta a volto scoperto, iniziavano il tiro per la giacchetta della memoria di un ragazzo, come chi ha espresso solidarieta' alla famiglia di un ragazzo definendolo "militante di forza italia".
non ho risposte ne' ipotesi da fare su quanto accaduto. ho molto dolore perche' in un'area di servizio ci si siamo fermati tutti, mentre si andava in trasferta a bologna o a firenze per la partita con il pranzo fuori porta. cosi' come in curva nord ci siamo stati tutti. gabriele come vincenzo, quasi trent'anni dopo. uniti dalla passione per una squadra e dalla propria fine assurda. mai piu', si disse allora. mai piu'. ma il calcio continua a non fermarsi, continuano i dibattiti sulla incongruenze della ricostruzione del tragico evento, sulla figura di gabriele e sul comportamento reazionario degli ultras. c'e' molto rumore di fondo, tanta voglia di giustizia, e forse poca che tutto cio' non accada piu'. parole su parole, alzando il volume quando forse sarebbe il caso di abbassarlo un pochino.
non ho risposte, dunque, ma solo dolore. il dolore mio e' il dolore di lorenzo de silvestri, un ragazzo di diciannove anni e mezzo, amico di gabriele, che nel circo di dichiarazioni e tavole rotonde ha detto delle parole sensate e mature: "non so come siano andate le cose, ma vorrei dire basta, ormai abbiamo martiri e non si puo' andare avati cosi'. lo sport non c'entra nulla con tutto questo, ci si ammazza per sport?". silenzio, quindi. stringendosi nel dolore per la scomparsa di un ragazzo, di un essere umano a poco piu' di un quarto del cammin della sua vita, chiedendo solo che non accada mai piu'. sarebbe bello che lollo fosse il capitano nella prossima partita che si giochera' quando il carrozzone inevitabilmente ricomincera'. e sarebbe bello anche far giocare la squadra con scritto sul petto MAI PIU' in memoria di gabriele sandri, al posto dello sponsor, che tanto non c'e'.
ci pensi presidente. MAI PIU', in memoria di gabriele sandri. un ragazzo come vincenzo, un ragazzo come noi.
inizia con oggi la rubrica masticazzi. se seguissi il mio istinto, sarebbe aggiornata ogni dieci minuti. si vedra'.
l'onore dell'apertura delle ostilita' spetta a questa notizia presa da repubblica.it scoop di striscia la notizia, confermato dall'avvocato giulia bongiorno, ripreso del quotidiano online e non solo: gianfranco fini sara' di nuovo padre.
due ricercatori giapponesi hanno manipolato geneticamente un topolino togliendogli ha paura dei gatti. l'idea e' venuta ad uno dei due ricercatori, il cui nome e' ko kobayakava, che gia' da tempo ha, evidentemente, modificato geneticamente il proprio cognome.
nella foto: il topolino, il cui nome e' console marrone, spavaldeggia di fronte al gatto di nome arminio catetere.
dove ero rimasto? che importanza ha. e dov'era rimasto mourad? che importanza ha. ieri c'era. la cosa singolare e' che da ieri pomeriggio avevo in mente ali-foreman e il coro degli zairesi, che avevo iniziato a canticchiare in macchina adattandolo per makinwa. stephen e' attualmente il mio preferito, con quel faccione da bambinone che ricorda un po arnold. pero' improvvisamente ho realizzato che veniva meglio con meghni, senza abbreviazioni e pure con l'accento finale che aiuta, così l'ho cambiato. pensavo non giocasse finche' non l'ho visto entrare per il riscaldamento, un segno del destino. cosi' il mantra m'ha 'ntrippato.
provate ad andare su google maps e creare un itinerario. create un itinerario cliccando su "ottieni indicazioni stradali". chesso', da roma a new york. date un'occhiata al punto 46, sulla sinistra.
parla come pino daniele, non sara' un fenomeno ma ce la mette sempre tutta. anche lui sta imparando, da delio come dai libri di diritto. calciatore strano, che seppur molto lentamente si sta prendendo la sua laura. ogni partita i suoi (sic!) tifosi (risic!) lo fanno sentire a casa esprimendo con orgoglio le differenti origini. l'anno scorso, ad ascoli, si fece tutto il campo per andara ad esultare sotto i suoi tifosi dopo il suo primo gol con la nostra maglia, venendo ringraziato con il classico "noi-non-sia-mona-po-leta-ni". lui ci rimase talmente male che in estate pavento' l'idea di andarsene. poi ha capito ed e' rimasto. ora chiede il tifo alla tevere e dopo il gol va sotto i distinti est. l'abilita' sulle palle alte fa ripensare all'ultimo centrale abile in tal senso, stam. ma ancora troppe bistecche deve mangiare per arrivare ai livelli del terrorizzatore di parente (quello dell'ancona), jappino.
meno male che allo stadio entra ancora qualche stendardo ps: levate quer cerchietto inguardabile.
"esterrefatto e preoccupato". cosi' si e' descritto il prefetto serra dopo aver letto la lettera di raccomandazioni ai propri tifosi del manchester utd (qui un sunto) nella quale si avvertiva di evitare alcuni posti "dove si rischia una coltellata". bisogna rasserenare gli animi, diceva, nessun rischio di coltellate.
immagino come sara' rasserenato il tifoso inglese accoltellato alla gola a ponte duca d'aosta (leggi qui).
"in italia l'evasione delle tasse e' comprensibile". questo disse il briatore circa sei e mesi fa dalla annunziata. oggi la gdf ha reso noti i dati relativi al 2006: 4 miliardi di euro di iva non versata, 17 milardi di euro di reddito non dichiarati. piu' di mezza finanziaria.
dal corriere della sera del 18.03.2007 (non piu' disponibile online)
Il regista racconta il copione centrato sulla figura di Ida Dalser. La scelta del titolo: «Vincere» Bellocchio, il Duce e il film sulla «moglie ribelle» intervista di Aldo Cazzullo
ROMA - «Il film si intitola Vincere. Come la parola d’ordine del protagonista, il Duce. E come la volontà invincibile della protagonista, Ida Dalser, l’amante e forse moglie di Mussolini, che gli diede il primo figlio maschio, Benito Albino, destinato come lei a morire in manicomio». Dopo Buongiorno notte, Marco Bellocchio torna a fare un film sulla storia politica del ’900. Stavolta affronta la figura del Duce. Respingendone entrambe le immagini stereotipate: quella postresistenziale dell’alieno che grazie a una cricca di criminali governa un paese a lui estraneo; e quella in via di costruzione di un padre di famiglia che con bonomia e sagacia salva l’Italia dal comunismo fino all’errore dell’alleanza con Hitler. «Il Duce è un "essere per la morte", un calcolatore cinico disposto a passare sui cadaveri. Il Mussolini del mio film ricorda l’Alessandro dei Pugni in tasca, che si "realizza" uccidendo madre e fratello. Ciò non toglie che il Mussolini storico ebbe un consenso straordinario - dice Bellocchio -. E la gran parte dell’Italia si specchiò in lui. Maestri, impiegati, piccolo borghesi si riconobbero nel Duce e lo adorarono; e lui fu di volta in volta uno di loro, maestro, poeta, soldato, contadino, padre affettuoso, marito, amante». «Quando volle fare di sé un Cesare o un Alessandro Magno cominciò la sua fine. Ma fino ad allora la grande maggioranza degli italiani sono stati fascisti; per questo, quando il fascismo cadde, lasciò dietro di sé un popolo sfiduciato, qualunquista, rassegnato a non credere in nulla. Un po’ com’è accaduto ai postcomunisti dopo il crollo del marxismo. Ovviamente ci furono eroi che al fascismo si opposero. E anche la donna del mio film ebbe il coraggio di tenergli testa. Al Duce, che l’aveva amata e abbandonata, Ida Dalser non si piegò mai. Fu ribelle sino alla fine. Quasi un’Antigone, un’eroina da tragedia greca». «Il film comincia con un episodio riportato da Paolo Monelli nel suo Mussolini piccoloborghese, ripreso dall’autobiografia della Balabanof. Siamo nel 1909, a Trento. Nella realtà storica, l’episodio accadde in Svizzera, ma il significato è lo stesso: l’immaginazione deve riconoscersi anche in un film storico un margine di infedeltà. La Dalser si affaccia in una sala dove si combatte uno di quei duelli verbali all’epoca molto diffusi tra un prete e un socialista ateo. C’è il giovane Mussolini che da istrione qual è chiede agli spettatori un orologio da taschino, lo poggia sul tavolo e proclama: "Se Dio entro cinque minuti non mi avrà fulminato, avremo la prova che non esiste"». Più avanti c’è anche il duello, stavolta non metaforico, con Claudio Treves, «con il Duce che pur ferito si ferma a verificare che gli arbitri scrivano fedelmente il verbale del combattimento e del suo comportamento coraggioso, per poi pubblicarlo sul Popolo d’Italia». «Il giovane Mussolini esce dal film quando parte per la guerra. Ida ha venduto il suo salone di bellezza per aiutarlo a fondare Il Popolo d’Italia, è rimasta incinta, forse Benito l’ha pure sposata. Il giorno prima di partire per il fronte, lui la porta al cinema. Al cinegiornale scorrono le immagini della guerra, il pianista suona l’inno di Garibaldi, i nazionalisti cominciano a cantarlo - "Si scopron le tombe, si levano i morti..." -, Benito si unisce al coro. I socialisti reagiscono, scoppia una rissa che mi piace pensare con i colori della "Rissa in galleria" di Boccioni, e Ida si lancia in sua difesa nonostante sia al settimo mese di gravidanza: è una donna fatta così, di una dedizione assoluta al suo eroe». Lo rivedrà solo al cinema, in un altro cinegiornale, nel 1922, mentre sale al Quirinale in camicia nera. «Ho in mente una continua contaminazione della finzione con il repertorio, che ho già sperimentato nel film su Moro». Là, i funerali del presidente della Dc senza sonoro, con la musica dei Pink Floyd. Nella seconda parte di Vincere, Mussolini sarà quello dei cinegiornali Luce, e Ida andrà continuamente al cinema per averne notizie: nella vita non lo vedrà più. «Ma per tutta la vita continuerà a rivendicare la propria storia di essere stata la moglie e di essere la madre del primogenito del Duce. Che ormai è avviato verso la conciliazione con la Chiesa e di quell’antico amore si deve disfare. Madre e figlio devono sparire. E spariranno i documenti del matrimonio e della nascita del figlio, a cui verrà cambiato il nome più volte. Non dovranno più esistere. Così nel 1926 Ida viene arrestata e rinchiusa nel manicomio di Pergine, vicino a Trento; poi in quello di San Clemente, su un’isola di fronte a Venezia». Una vicenda terribile di elettrochoc, malaroterapia - «si iniettava la malaria con il pensiero che le febbri alte avrebbero provocato una reazione salutare per la mente del malato» -, fughe, arresti, ricerche del figlio che nel frattempo il regime ha mandato in Cina, per poi rinchiudere anche lui in manicomio. E un’ultima fuga di Ida, riuscita, vittoriosa, a dimostrazione di questa sua invincibilità, nonostante fosse rinchiusa e controllata giorno e notte. Ida muore nel 1937, Benito Albino nel 1942. Il film si chiude con la Liberazione e la campagna elettorale per il referendum sulla monarchia: l’ultima scena è ancora ambientata in un cinema, dove si rifugiano i manifestanti di un corteo repubblicano dispersi dalla polizia, l’Italia della Resistenza che ha sconfitto il fascismo; ma non voglio rivelare il finale». Il progetto è finanziato da Raicinema, e le riprese dovrebbero cominciare alla fine dell’anno, per essere nella sale nel 2008. Sull’attrice che farà Ida, e che dovrà essere «di una bravura mostruosa», è ancora buio. Sarà un film politico, spiega Bellocchio. E uno degli spunti è la crisi del partito socialista, «che comincia proprio nel 1915, con la svolta interventista di Mussolini. Questa è una riflessione maturata anche da conversazioni con mio fratello Piergiorgio, che mi ha mostrato un’intervista in cui Treves prevedeva, dopo il delitto Matteotti, che passata l’estate e finite le vacanze il fascismo sarebbe caduto da sé. I socialisti sottovalutano il Duce, non comprendono che non ha soltanto l’appoggio degli industriali, degli agrari, della piccola borghesia, della Chiesa, ma che tanta gioventù si riconosce in lui, vede in lui l’uomo nuovo della politica, capace di spazzare via la vecchia classe liberale e anche socialista. Poi, dopo la Liberazione, il Psi subisce l’egemonia comunista. Sotto questo profilo, il disegno di Craxi di mettere in discussione il primato del Pci e restituire al proprio partito peso elettorale e libertà d’azione, per quanto perseguito con metodi inaccettabili, era politicamente lungimirante». «Oggi mi manca, e credo manchi all’Italia, un partito socialista veramente laico - dice Bellocchio -. Non capisco il cupio dissolvi della sinistra, l’ansia di annullamento di sé che spinge i Ds a unirsi ai cattolici ruiniani come la Binetti e lo stesso Rutelli nel partito democratico, che si dovrebbe collocare fuori dall’Internazionale socialista. Stimo Veltroni, è un amico, ma non ne comprendo il progetto. Viene in mente un detto antico, "chi di spada ferisce di spada perisce": come se, dopo aver consegnato il Psi ai giudici, la sinistra erede del Pci scegliesse il suicidio (come espiazione?). E neanche mi convince il "casinismo" di Pannella, che certo non ha giovato alla Rosa nel pugno. Quanto ai neo o veterocomunisti, quelli che con un aggettivo geniale Guareschi definiva trinariciuti, non mi sembra che abbiano le idee molto chiare, o che ne abbiano di nuove. Bertinotti mi pare imbavagliato nel suo ruolo istituzionale, e il suo partito molto sulla difensiva. Sono un moralista (lo sono ancora troppo, e questo è un limite), ma non credo che il moralismo e l’antiberlusconismo possano esaurire la politica: non mi fanno ridere le vignette di Vauro. Così come non mi hanno mai interessato i girotondi, che hanno lasciato poco o nulla dietro di sé. Sono letteralmente scomparsi, e sembravano la grande invenzione della politica. E’ rimasto invece il loro leader carismatico, Nanni Moretti: geniale inventore, e amministratore, della propria immagine».
sul portone del duomo di bologna e' apparsa una scritta, "bagnasco vergogna", con la quale sono perfettamente d'accordo, che e' stata gia' cancellata, cosa con la quale non sono assolutamente d'accordo. e' notizia di oggi che, per questo motivo, al presidente della cei piu' moderato e lucido degli ultimi tempi (e si che non era facile battere ruini in cosi' breve tempo) e' stata assegnata una scorta, che per quanto blanda e' sempre una scorta (a spese dei contribuenti -e quindi anche mie-). l'altro giorno il cardinalissimo ha rilasciato una allucinante dichiarazione sui dico della quale riporto un passo molto interessante: "perche' dire di no a varie forme di convivenza stabile giuridicamente, di diritto pubblico, riconosciute e quindi creare figure alternative alla famiglia? perche' dire di no? perche' dire di no all'incesto come in inghilterra dove un fratello e sorella hanno figli, vivono insieme e si vogliono bene? perche' dire di no al partito dei pedofili in olanda se ci sono due liberta' che si incontrano?". dichiarazione molto simile a quella di calderoli (no dico, calderoli. l'unico dentista al mondo coi denti spettinati), condita con delle cazzate ignobili sulle droghe e conclusa con testuali parole: "e se ancora non si e' capito essere culattoni e' un peccato capitale e, pertanto, chi riconosce per legge una cosa del genere e' destinato alle fiamme dell'inferno". non so se sia piu' sbalorditivo il fatto che a bagnasco gli venga riconosciuta una scorta per una scritta nemmeno troppo violenta, o la gara di solidarieta' nei suoi confronti: ma solidarieta' de che? solidarieta' perche'?
vista che per un "vergognati" gli hanno dato la scorta, meglio che non dica cio' che penso di lui. lo metterebbero sull'air force one.
il sette e' un numero interessante. per la numerologia e' considerato un numero sacro per una serie di motivi sui quali sorvolo volentieri. sette sono i peccati capitali, i nani, i giorni della settimana, le spose e i fratelli, le medaglie d'oro di mark spitz e di michael phelps, i fili di canapa, i cassetti del settimino e qualche altro evento che ora mi sfugge. nella sua valenza positiva possiede le qualita' della consapevolezza nel sogno, nella spiritualita' e nella sfera psichica; nella sua valenza negativa e' associato a dubbio, inganno e menzogna.
sul sito della casaleggio associati e' possibile costruire in maniera interattiva una mappa che descrive le connessioni tra le varie societa' quotate in borsa, in modo da avere una fotografia della suddivisione del potere in italia. una connessione e' possibile quando due societa' hanno almeno un consigliere d'amministrazione in comune. dopo aver girovagato per le mappe salvate da altri utenti, memore della scottante esperienza di calciopoli (dove la lazio veniva considerata parte di un grumo di potere) ho deciso di fare un esperimento: partire dall'as roma spa e fare un giro tra le societa' quotate che si relazionavano con essa. questo e' quanto sono riuscito a ricostruire in poco tempo. le linee verdi identificano rapporti diretti tra societa' e persona, ovvero la persona legata fa parte del consiglio di amministrazione. in alto a sinistra la porta d'ingresso: il consigliere d'amministrazione dell'as roma giovanni ferreri, consigliere anche di terna - rete elettrica nazionale spa. le linee verdi identificano un rapporto societa' - consigliere. a sinistra, qualche personaggio interessante per quanto riguarda il mondo del calcio. in alto, aziende di una certa rilevanza nazionale. nel mezzo, i soldi: banche e assicurazioni. in alto a destra tre personaggi particolarmente importanti. in basso a destra i "media".
a destra, al centro, si evince chiaramente quanto e quale potere raccolga attorno a se' claudio lotito.
edit: (clicca per ingrandire)
questa e' la mappa delle relazioni tra l'as roma e il mondo delle societa' quotate in borsa in soli due passaggi. in alto, il consiglio di amministrazione della as roma. subito sotto la porta d'ingresso, e immediatamente a destra tre che siedono insieme a ferreri nel consiglio di amministrazione di terna. tre ponti verso il mondo, dacche' i tre siedono anche nei consigli di amministrazioni delle cinque societa' immediatamente alla loro destra in figura. ancora piu' a destra, tutte i consiglieri di amministrazione delle cinque societa' e, di seguito, le societa' delle quali sono a loro volta consiglieri di amministrazione. due passaggi. un solo passamano. in parole povere: ferreri parla con roth e chiedergli di parlare con (esempio) pasquale pistorio, che gli siede al fianco nel consiglio di amministrazione di telecom e che a sua volta e' nel consiglio di amministrazione di fiat. as roma/ferreri - roth, primo passaggio; roth - pistorio/fiat, secondo passaggio.
e questo spiegherebbe la velocita' del trasferimento di capello alla juventus.
non so chi sia, non so cosa faccia nella vita per guadagnarsi da vivere, anche se ho come un presentimento. ne ignoravo l'esistenza fino a ieri, quando sono inciampato in una sua foto sul sito di repubblica, in uno di quei servizi fotografici simpatici utilizzati biecamente per mostrare con un'abile scusa un culo, due tette e giu di li', e aumentare i clic sul sito. so' che costei e' un ossimoro vivente e si chiama vida guerra. forse non e' neanche il suo vero nome. forse quello che vedete in foto non e' neanche il suo vero corpo, probabilmente ha una buona componente di meretricio nella personalita' e ad occhio non e' esattamente una donna da prendere come esempio.
102 euro a tratta, tasse escluse. e' l'unica tariffa possibile per un volo diretto da roma o milano verso qualsiasi aeroporto sardo. sia con air one che con meridiana, le uniche due compagnie aeree alle quali sono consentiti voli verso la sardegna dalle due citta'. mezzo milione delle care e vecchie lire a viaggio. meridiana e' la compagnia che ha sollevato il problema del cartello tra air one e alitalia nella tratta tra milano e roma (leggere qui), sensibilizzando all'uopo anche associazioni di consumatori come il codacons. la motivazione addotta dall'ad di meridiana, giovanni rossi? "vogliamo che i prezzi possano scendere davvero: ce lo chiedono i passeggeri ma anche le piccole imprese che non si possono permettere tariffe così impraticabili".